Toscana, clandestini sfruttati come schiavi producevano mascherine per conto della Regione PD

Di Cristina Gauri – Prato, 12 giu – Sono scattate le manette per tredici imprenditori cinesi operanti nella provincia di Prato; l’accusa è di sfruttamento dei lavoratori clandestini per la produzione di mascherine, attività per cui avevano riconvertito le loro fabbriche. I lavoratori non in regola con i permessi di soggiorno sarebbero una novantina. Oltre ad eseguire i fermi, la Guardia di finanza ha sequestrato centinaia di migliaia di dispositivi di protezione individuale, destinati alla Protezione civile e alla centrale acquisti per la Sanità per conto della Regione Toscana (Estar). Si tratta quindi delle mascherine che la regione aveva distribuito fino ad ora ai cittadini toscani a titolo gratuito. Tra i reati contestati vi sono la truffa ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture di mascherine chirurgiche, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della manodopera.
L’inchiesta trae origine da una serie di controlli a cui era stato sottoposto un imprenditore cinese, che, L’Arno definisce come «subappaltatore occulto», e che avrebbe sfruttato i propri operai, 23 connazionali, costringendoli a turni massacranti di 16 ore al giorno. Ai lavoratori non erano concessi riposi festivi e potevano godere solo di una pausa di 10-15 minuti per mangiare durante tutto l’arco del turno. Inoltre erano costretti a dormire nel stesso laboratorio in cui lavoravano. I controlli si sono successivamente estesi ad altri imprenditori che avevano intrapreso la riconversione della propria attività. Le ditte individuali perquisite, solo nel distretto tessile di Prato, sono 28, tutte gestite da cinesi, a cui si aggiungono tre società più strutturate e i domicili di alcuni rappresentanti legali e di dipendenti.

Una truffa da 45 milioni di euro
Il giro di affari riguardava nel complesso 93 milioni di mascherine per la Protezione civile e 6,7 milioni per la Regione Toscana, tramite Estar, per un totale di fondi pubblici di 45 milioni di euro al netto dell’Iva. Nel corso delle operazioni sono state sequestrate milioni di mascherine, la cui consegna alla Protezione Civile era in programma oggi. Sotto sequestro anche numerosi macchinari non a norma ed oltre 75.000 euro in contanti.
L’ennesima fregatura presa dalla Regione Toscana
Non è la prima «sòla» presa dalla centrale acquisti della Regione Toscana dall’inizio dell’emergenza coronavirus e rifilata dai cinesi: a marzo, infatti, la Regione aveva proceduto nell’acquistare 200 ventilatori polmonari (spendendo sette milioni di euro) mai arrivati dalla Cina.

In una nota il presidente della Regione, Enrico Rossi, ha espresso il proprio plauso «per l’indagine in corso da parte della Guardia di Finanza, così come per tutte le inchieste che puntano ad accertare irregolarità sui luoghi di lavoro, l’elemento che mi sembra emergere con più forza da questa operazione, peraltro portata avanti in collaborazione con il dipartimento Prevenzione dell’Asl dal quale sono stato immediatamente informato. Adesso, sulla base dei risultati dell’indagine, la Regione valuterà se avviare un’azione legale».

Marchetti (FI): “Contratti milionari assegnati ai cinesi”
Dichiarazioni duramente contestate dal capogruppo regionale di Forza Italia, Maurizio Marchetti, che è intervenuto manifestando la propria indignazione: «Nell’inchiesta la Regione risulta al momento parte lesa. Politicamente io invece vedo che lesi sono i toscani, presi per il naso con proclami a vuoto e i cui soldi sono stati usati da Estar come minimo senza cautele – attacca – Accade qui per le mascherine, esattamente come accaduto con i ventilatori polmonari mai arrivati e pagati 7 milioni di euro», ricorda il politico. «Fa specie che non ci si sia fatti scrupolo di assegnare un contratto milionario a quel distretto parallelo cinese e alla rete di produzione clandestina che la Regione avrebbe invece il compito di contrastare in quanto sacca di illegalità che mina il nostro distretto tessile».

Sulla vicenda si è espresso anche il Commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, che, ha fatto sapere, presenterà un «esposto denuncia al fine di continuare a tutelare il proprio ufficio anche nel prosieguo dell’indagine, nonché avvierà ogni altra azione legale utile».

Cristina Gauri

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